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Chi sono i più colpiti dal caro vita

L’inflazione non è democratica: è anzi dimostrato che, se è vero che in media nei primi dieci mesi dell’anno il costo della vita è salito del 10,2 per cento, in alcune città e per alcune categorie di consumatori si è arrivati anche a superare il 17 per cento. È quanto calcola società di gestione del risparmio con approccio digitale, che ha utilizzato l’indicatore di “inflazione percepita” per affrontare la questione più urgente, oggi, per le finanze personali delle famiglie italiane.

L’inflazione percepita in Italia

La forte crescita dell’inflazione è stata sicuramente una delle grandi protagoniste di questo 2022. In Italia i prezzi sono aumentati ufficialmente del 10,2% nei primi 10 mesi dell’anno, ma la realtà è che per molti risparmiatori l’inflazione è salita fino al 17,1% e i costi, in termini assoluti, fino a 335 euro in più al mese.

Partendo dagli ultimi datisull’inflazione relativi ai primi 10 mesi dell’anno ed incrociandoli con la fotografia 2021 dei consumi di 52 diversi profili di famiglie e di consumatori, stimato con il supporto l’inflazione percepita: un indicatore che misura i diversi impatti dell’inflazione sulle tasche dei risparmiatori, a seconda del loro stile di vita e del loro mix di consumi. Nei primi 10 mesi dell’anno, l’inflazione misurata da è cresciuta in media del 10,2%, ma per i 52 profili tracciati l’inflazione percepita va dall’11,2% al 17,1% poiché i consumi effettivi delle famiglie esaminate “battono” l’inflazione media del paniere.

L’inflazione percepita è un indicatore utile a mostrare quello che si nasconde dietro il dato medio dell’inflazione, perché, nella realtà, ogni famiglia ha le sue abitudini di consumo, il suo stile di vita e quindi la sua inflazione. In base agli andamenti dei prezzi riportati qui sopra si può già facilmente intuire che le famiglie che concentrano la maggior parte delle proprie spese sui beni e sui servizi più irrinunciabili come l’energia e i prodotti alimentari subiscono inevitabilmente un’inflazione più alta delle famiglie che possono permettersi di diversificare maggiormente le proprie abitudini di spesa.

In quali città l’inflazione è più alta

Moneyfarm ha preso in esame la dimensione territoriale in cui vivono le famiglie ed è emerso che l’inflazione percepita è più alta nelle aree metropolitane, dove raggiunge il 15,1% e comporta una spesa aggiuntiva di 288€ al mese. Mentre le famiglie che vivono in piccoli comuni (sotto i 50.000 abitanti), hanno un’inflazione percepita del 12,8% ed una spesa aggiuntiva mensile di 226€. A livello geografico, infine, sono Liguria (13,1%), seguita da Piemonte e Puglia le regioni italiane con la più alta inflazione percepita. In fondo alla classifica troviamo invece Umbria, Sicilia e Molise (11,2%).

Chi sono i più colpiti dall’inflazione

Tra le 52 tipologie di consumatori analizzate, sono i disoccupati ad avere l’inflazione percepita più elevata, al 17,1%. Quando il capofamiglia è disoccupato l’inflazione agisce come una tassa occulta di 226€ al mese su una spesa media mensile che alla fine del 2021 era di 1.319€ al mese. Una tassa che, in assenza di aiuti e di bonus, significa probabilmente dover tagliare ulteriormente i consumi per la famiglia. Quando il capofamiglia è un lavoratore dipendente, invece, l’inflazione percepita è del 12,1% e la spesa mensile aggiuntiva ammonta a 285€. 

I disoccupati spendono il 54% dei loro risparmi in voci di spesa con un’inflazione superiore a quella media. Le famiglie con un lavoratore dipendente spendono, invece, in quelle stesse voci solo il 35%. Chi è disoccupato spende, in proporzione, molto di più in beni essenziali come energia e prodotti alimentari: le due voci con la più alta inflazione. Chi, invece, può contare su entrate stabili come i lavoratori dipendenti, spende in modo più bilanciato, su più voci di consumo e risulta quindi meno colpito dall’inflazione. Se si guarda ai nuclei familiari, sono i single ad avere la peggio con un’inflazione percepita del 15,7% e una spesa aggiuntiva mensile di 195€, ma per gli anziani soli la situazione purtroppo è ancora peggiore: 16,4% l’inflazione percepita e 175€ la spesa aggiuntiva mensile. All’estremo opposto si collocano le coppie con due figli, con un’inflazione percepita del 12% e una spesa aggiuntiva mensile di 298€.

Chi sono i più colpiti dal caro vita

L’inflazione non è democratica: è anzi dimostrato che, se è vero che in media nei primi dieci mesi dell’anno il costo della vita è salito del 10,2 per cento, in alcune città e per alcune categorie di consumatori si è arrivati anche a superare il 17 per cento. È quanto calcola società di gestione del risparmio con approccio digitale, che ha utilizzato l’indicatore di “inflazione percepita” per affrontare la questione più urgente, oggi, per le finanze personali delle famiglie italiane.

L’inflazione percepita in Italia

La forte crescita dell’inflazione è stata sicuramente una delle grandi protagoniste di questo 2022. In Italia i prezzi sono aumentati ufficialmente del 10,2% nei primi 10 mesi dell’anno, ma la realtà è che per molti risparmiatori l’inflazione è salita fino al 17,1% e i costi, in termini assoluti, fino a 335 euro in più al mese.

Partendo dagli ultimi datisull’inflazione relativi ai primi 10 mesi dell’anno ed incrociandoli con la fotografia 2021 dei consumi di 52 diversi profili di famiglie e di consumatori, stimato con il supporto l’inflazione percepita: un indicatore che misura i diversi impatti dell’inflazione sulle tasche dei risparmiatori, a seconda del loro stile di vita e del loro mix di consumi. Nei primi 10 mesi dell’anno, l’inflazione misurata da è cresciuta in media del 10,2%, ma per i 52 profili tracciati l’inflazione percepita va dall’11,2% al 17,1% poiché i consumi effettivi delle famiglie esaminate “battono” l’inflazione media del paniere.

L’inflazione percepita è un indicatore utile a mostrare quello che si nasconde dietro il dato medio dell’inflazione, perché, nella realtà, ogni famiglia ha le sue abitudini di consumo, il suo stile di vita e quindi la sua inflazione. In base agli andamenti dei prezzi riportati qui sopra si può già facilmente intuire che le famiglie che concentrano la maggior parte delle proprie spese sui beni e sui servizi più irrinunciabili come l’energia e i prodotti alimentari subiscono inevitabilmente un’inflazione più alta delle famiglie che possono permettersi di diversificare maggiormente le proprie abitudini di spesa.

In quali città l’inflazione è più alta

Moneyfarm ha preso in esame la dimensione territoriale in cui vivono le famiglie ed è emerso che l’inflazione percepita è più alta nelle aree metropolitane, dove raggiunge il 15,1% e comporta una spesa aggiuntiva di 288€ al mese. Mentre le famiglie che vivono in piccoli comuni (sotto i 50.000 abitanti), hanno un’inflazione percepita del 12,8% ed una spesa aggiuntiva mensile di 226€. A livello geografico, infine, sono Liguria (13,1%), seguita da Piemonte e Puglia le regioni italiane con la più alta inflazione percepita. In fondo alla classifica troviamo invece Umbria, Sicilia e Molise (11,2%).

Chi sono i più colpiti dall’inflazione

Tra le 52 tipologie di consumatori analizzate, sono i disoccupati ad avere l’inflazione percepita più elevata, al 17,1%. Quando il capofamiglia è disoccupato l’inflazione agisce come una tassa occulta di 226€ al mese su una spesa media mensile che alla fine del 2021 era di 1.319€ al mese. Una tassa che, in assenza di aiuti e di bonus, significa probabilmente dover tagliare ulteriormente i consumi per la famiglia. Quando il capofamiglia è un lavoratore dipendente, invece, l’inflazione percepita è del 12,1% e la spesa mensile aggiuntiva ammonta a 285€. 

I disoccupati spendono il 54% dei loro risparmi in voci di spesa con un’inflazione superiore a quella media. Le famiglie con un lavoratore dipendente spendono, invece, in quelle stesse voci solo il 35%. Chi è disoccupato spende, in proporzione, molto di più in beni essenziali come energia e prodotti alimentari: le due voci con la più alta inflazione. Chi, invece, può contare su entrate stabili come i lavoratori dipendenti, spende in modo più bilanciato, su più voci di consumo e risulta quindi meno colpito dall’inflazione. Se si guarda ai nuclei familiari, sono i single ad avere la peggio con un’inflazione percepita del 15,7% e una spesa aggiuntiva mensile di 195€, ma per gli anziani soli la situazione purtroppo è ancora peggiore: 16,4% l’inflazione percepita e 175€ la spesa aggiuntiva mensile. All’estremo opposto si collocano le coppie con due figli, con un’inflazione percepita del 12% e una spesa aggiuntiva mensile di 298€.